Palazzo Spada

Il centrodestra di Terni sfida le opposizioni sulle dimissioni

Servono almeno 17 sottoscrizioni, ma la scelta di due o tre esponenti può ancora cambiare gli equilibri nell’amministrazione.

Il centrodestra di Terni sfida le opposizioni sulle dimissioni

Il centrodestra di Terni raccoglie la proposta avanzata nei giorni scorsi dal sindaco Stefano Bandecchi e invita tutti i consiglieri comunali contrari all’amministrazione a recarsi dal notaio per firmare le proprie dimissioni. L’obiettivo è verificare se esistano le condizioni per arrivare alla fine anticipata del mandato.

Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno comunicato che i consiglieri potranno sottoscrivere gli atti anche in momenti diversi. Una volta raggiunto il numero previsto, le dimissioni dovranno essere depositate contestualmente al protocollo del Comune, secondo le modalità stabilite dalla legge. Per rendere effettiva la procedura servono almeno 17 firme.

La sfida al campo largo

In una nota, il centrodestra sostiene di voler offrire una possibilità concreta a tutti i consiglieri che si dichiarano all’opposizione del sindaco Bandecchi. Nel mirino finisce soprattutto il campo largo, accusato di essersi finora limitato a organizzare manifestazioni e a promuovere interrogazioni parlamentari senza arrivare a un’iniziativa decisiva sul piano amministrativo.

Il centrodestra afferma di essere pronto a firmare e chiede agli altri gruppi consiliari di chiarire se intendano davvero chiudere l’esperienza amministrativa oppure continuare a utilizzare la vicenda come tema politico e comunicativo. La posizione è stata formulata come una sfida diretta alle opposizioni, chiamate a dimostrare con i fatti la volontà di interrompere il mandato.

Gli equilibri in Consiglio

Sulla carta, le opposizioni disporrebbero di 18 consiglieri, un numero sufficiente a raggiungere la soglia necessaria. La situazione, tuttavia, resta incerta: la scelta di due o tre consiglieri potrebbe modificare gli equilibri e consentire al sindaco di conservare il proprio incarico.

Resta inoltre il problema della governabilità. Senza una maggioranza certa, l’amministrazione comunale deve puntare di volta in volta su astensioni o assenze strategiche per ottenere l’approvazione dei provvedimenti. Una soluzione che rende più difficile la gestione ordinaria del Comune e mantiene aperta la crisi politica a Palazzo Spada.