Contenzioso amministrativo

Acea Ambiente ricorre al Consiglio di Stato sui rifiuti umbri

Le imprese contestano l’atto dell’Auri relativo ai flussi destinati agli impianti regionali.

Acea Ambiente ricorre al Consiglio di Stato sui rifiuti umbri

La controversia sulla programmazione dei conferimenti di rifiuti negli impianti dell’Umbria si sposta al Consiglio di Stato. Acea Ambiente Spa ha presentato appello contro la sentenza con cui il Tar dell’Umbria, all’inizio del 2026, aveva dichiarato inammissibili i ricorsi promossi da alcune società del settore.

Il provvedimento contestato

Al centro del contenzioso c’è il documento approvato da Auri nel dicembre 2024, relativo alla programmazione dei flussi di rifiuti conferibili negli impianti regionali di trattamento e smaltimento per l’annualità 2025. L’atto definiva quindi l’organizzazione dei conferimenti nell’ambito della pianificazione regionale.

Oltre ad Acea Ambiente, i ricorsi davanti al Tar erano stati presentati da Ferrocart, Orvieto Ambiente, Tecnoservizi srl e Cavallari srl. Le società puntavano a bloccare il documento dell’Auri, contestandone gli effetti sulla gestione dei flussi destinati agli impianti umbri. Il tribunale amministrativo aveva però ritenuto inammissibili le impugnazioni, chiudendo in primo grado la partita giudiziaria.

La nuova fase davanti ai giudici

A distanza di alcuni mesi, Acea Ambiente e Orvieto Ambiente hanno deciso di rivolgersi al giudice amministrativo di secondo grado per chiedere la riforma della pronuncia del Tar. L’appello riapre così il confronto tra le aziende, la Regione Umbria e l’Auri sulla validità della programmazione dei conferimenti.

L’Auri ha esaminato le motivazioni dei ricorsi e le ha giudicate infondate. L’ente ha quindi scelto di resistere in giudizio, autorizzando la propria struttura tecnica a procedere con il conferimento degli incarichi di patrocinio legale. La decisione è stata formalizzata con la firma del presidente Andrea Sisti e del dirigente Giuseppe Rossi.