L’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito divide il mondo sanitario umbro. A contestare il provvedimento è Alberto Virgolino, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani dell’Umbria, che ha espresso a nome dell’organizzazione il più netto dissenso nei confronti della scelta compiuta dalla maggioranza regionale.
Le contestazioni sull’iter
Secondo Virgolino, la norma non rispetterebbe l’iter legislativo previsto dalla Costituzione perché anticiperebbe una disciplina di competenza parlamentare. Nel documento diffuso dall’Amci, inoltre, viene criticata l’affermazione di un diritto di autodeterminazione sulla propria vita, ritenuta in contrasto con il dovere dello Stato di tutelare la vita attraverso il Servizio sanitario nazionale.
Il presidente dell’associazione parla di una dichiarazione di fallimento della sanità pubblica davanti alle situazioni di grave disabilità e sofferenza. A suo giudizio, l’assistenza non dovrebbe arrivare a offrire un percorso medicalmente assistito per la morte, ma dovrebbe rafforzare gli interventi destinati ai malati e alle loro famiglie.
Il ruolo delle cure palliative
Nel testo si richiama anche il dibattito che ha accompagnato l’approvazione della norma e il dato delle 4.801 firme raccolte a sostegno della richiesta di suicidio medicalmente assistito. L’Amci sottolinea però l’esistenza di strumenti già attivi in Umbria, dalle cure palliative all’assistenza rivolta ai malati terminali negli hospice e a domicilio.
Per Virgolino, le persone più fragili avrebbero bisogno soprattutto di un potenziamento degli interventi sociosanitari, così da garantire continuità assistenziale e sostegno ai familiari. La critica si estende anche alle componenti cattoliche della maggioranza regionale, accusate di non essersi opposte alla legge: alcuni esponenti avrebbero votato a favore, mentre la presidente Stefania Proietti si sarebbe astenuta.
La posizione dell’associazione è motivata anche da ragioni legate alla professione medica e alla visione cristiana della persona. I medici dell’Amci sostengono di essere chiamati a curare, accompagnare e sostenere i malati fino al termine naturale della loro esistenza, richiamando il Giuramento di Ippocrate. Nel documento si afferma inoltre che la dignità non sarebbe rispettata aiutando una persona a morire, ma offrendo sostegno e vicinanza davanti alla disperazione.
Virgolino conclude richiamando la pietà cristiana e il magistero della Chiesa, citando anche papa Leone XIV. L’auspicio espresso è che la dignità umana venga tutelata attraverso una maggiore presa in carico delle condizioni di sofferenza, senza ricorrere a quella che l’associazione considera una falsa forma di pietà condizionata da posizioni ideologiche.