La seduta del Consiglio comunale di Terni si è chiusa con due decisioni politiche destinate a incidere sulla tenuta della maggioranza guidata dal sindaco Stefano Bandecchi. I quattro consiglieri fuoriusciti da Alleanza popolare hanno formalizzato il passaggio all’opposizione e modificato la denominazione del gruppo in Per Terni. Le mozioni di sfiducia presentate nei confronti dei presidenti della I e della II commissione, Andrea Sterlini e Marina Severoni, sono invece state rinviate in attesa di un parere del ministero dell’Interno.
La nuova collocazione dei quattro consiglieri è stata annunciata da Severoni dopo una sospensione dei lavori per la conferenza dei capigruppo. Il cambio di denominazione del gruppo segna formalmente la rottura con la maggioranza e ha reso ancora più incerto il quadro dei numeri in aula. Prima dell’avvio della seduta, centrodestra e centrosinistra avevano svolto distinti momenti di confronto sulla crisi politica e sulla possibilità di sostenere eventuali iniziative nei confronti del sindaco.
Il nodo sulle mozioni
A chiedere un chiarimento preliminare sulla legittimità delle mozioni è stato Sterlini, che ha sollecitato un parere alla luce del Testo unico degli enti locali, dello statuto comunale e del regolamento dell’assemblea. Il presidente della I commissione ha contestato l’iniziativa, sostenendo di aver operato correttamente e chiedendo che fossero indicate eventuali responsabilità.
Il segretario generale Iole Tommasini ha spiegato che le mozioni di sfiducia nei confronti dei presidenti di commissione non sono disciplinate in modo specifico dalle norme comunali. Secondo la ricostruzione fornita in aula, si tratta quindi di una materia priva di una regolamentazione puntuale, sulla quale sarebbe necessaria una valutazione formale. Su richiesta di esponenti di Fratelli d’Italia e Partito democratico, i punti relativi alla sfiducia e alla nomina dei sostituti sono stati messi in attesa. Tommasini chiederà indicazioni direttamente al ministero dell’Interno.
Il voto sul bilancio consolidato
Nel corso della seduta è stato approvato anche il bilancio consolidato. L’atto ha ottenuto 15 voti favorevoli, sei astensioni e nove voti contrari, mentre due consiglieri risultavano assenti secondo il riepilogo della votazione. Il provvedimento, tuttavia, non è immediatamente esecutivo perché non è stata raggiunta la maggioranza dei componenti del Consiglio.
Il voto ha rappresentato un passaggio utile per la maggioranza, ma non ha sciolto i dubbi sulla sua capacità di proseguire l’attività amministrativa. Per il bilancio di previsione, infatti, sarà necessario raggiungere quota 17 consiglieri favorevoli. Sullo sfondo resta anche la questione dell’alienazione della rete del gas, mentre il confronto politico tra Bandecchi e i consiglieri dissidenti appare destinato a proseguire.
La fase più tesa della seduta si è registrata poco prima del voto finale. Il sindaco ha criticato Sterlini e Severoni, collegando la permanenza negli incarichi al costo delle commissioni e delle relative attività. I due presidenti hanno replicato difendendo il lavoro svolto, comprese le sedute e i sopralluoghi. Il confronto si è concluso senza una decisione sulle mozioni, che restano quindi congelate in attesa del pronunciamento ministeriale.